Discorso alla Città 2013 del Sindaco Angelo Stucchi

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Il coraggio di attraversare la città 25
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Camminare da Sindaco nella città dopo averla conosciuta e vissuta per tanti anni insieme a voi, un cammino con interrogativi nuovi, con attese impensabili, con speranze prima sconosciute.

Camminare da Sindaco significa guardare a tutte le persone che mi sono state affidate, non più solo agli amici o a quanti conosci, ma a ognuno che qui vive, a ogni singolo cittadino di cui per molti aspetti ne sei il primo responsabile.

Dai bambini agli anziani, tutti costituiscono la città, quel tessuto di relazioni profonde che nascono dal vivere sullo stesso territorio, che maturano nei luoghi del lavoro e dell’incontro, nel vivere nelle case una accanto all'altra, nel radunarsi insieme in occasione delle feste, nelle assemblee civili, religiose, sportive.

È un popolo che ha bisogno di conoscersi perché alcuni sono nuovi, che deve investire nella qualità delle sue relazioni e ancora non capace di rapporti intensi. Un popolo che nel suo formarsi è diverso dal passato, perché insieme di culture differenti, perché scelte di lavoro, di casa, di scuola lo portano a rimescolare continuamente persone diverse per origine, per lingua, un popolo oggi multicolore.

Questo popolo incontrandosi quotidianamente capisce quanto siano importanti le sue relazioni per costruire una vita buona, per conoscersi, collaborare e per una vita comune serena.

Osservo questo cammino appena incominciato per scoprirne possibilità nuove, per cogliere prospettive più ampie, collaborazioni più vive.

Ho scoperto, nelle prime settimane del mio mandato, che le nostre differenze possono essere messe da parte per farci diventare una comunità.

E’ accaduto quando un nostra giovane cittadina in una notte d’estate, con le sue paure e le sue gioie, ha visto interrompere violentemente la sua vita. I suoni che dovevano riempire quella sera sono diventati silenzio.

Il dolore ci toglieva il fiato, ci sforzavamo di trovare il perché di una morte così violenta e, senza risposte, disorientati, con una piccola luce tra le mani, cercavamo di camminare nel buio di quei giorni.

Così fragili ma capaci di passare dal noi che ci separa a un uno. Si abbiamo avuto la forza di assumere le nostre responsabilità per costruire qualche cosa di buono, incarnando ancora una volta nella storia di questa città valori che si chiamano solidarietà e responsabilità, di condividere il dolore di una famiglia per renderlo meno forte, di riaffermare che la persona umana deve essere messa sempre al centro del nostro agire e non allontanata per lasciare spazio ad altri interessi.

 

Don Milani diceva “I problemi degli altri sono uguali ai miei. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. Anche noi in quei giorni siamo stati capaci di questa politica feconda che genera bene comune.

Dobbiamo continuare a ricercare questa unione fraterna ricca di rispetto reciproco, di collaborazione fondata sulla gratuità per costruire una città che diventi come una famiglia, una famiglia che abita una stessa casa.

Sto accorgendomi come abbiamo bisogno di relazioni buone non gonfie di sospetti e pregiudizi, di sentimenti comuni di accoglienza e di solidarietà, di vicinanza, sapendo che ciascuno porta valori e significati e che ciascuno deve misurarsi con rispetto sulla vita dell'altro e ha bisogno di spazi di vita, di regole di comportamento per vivere in armonia.

Questo aspirazione non ci trova impreparati. Nei decenni passati Gorgonzola ha realizzato un sistema di servizi pubblici costruito sui bisogni individuati nel corso nel tempo aggiungendo via via servizi a servizi.

I tempi lo hanno consentito, è stato un bene. Ora la situazione è diversa.

La mancanza di lavoro, la forte riduzione del potere d’acquisto, l’abbassamento dei salari per essere più competitivi sui mercati globali hanno portato a una situazione di generale impoverimento che colpisce tante famiglie, anche qui a Gorgonzola.

Davanti a questo impoverimento assistiamo a un feroce rigorismo economico che, per contenere la spesa pubblica, non esita ad approvare continui tagli ai finanziamenti comunali anche di fronte a gradi di sofferenza sociale sempre più intollerabili.

Frequentemente si sente parlare della necessità di chiudere questi servizi per fronteggiare le minori disponibilità finanziarie dei Comuni.

Nella redazione del documento di bilancio di previsione siamo stati subito messi a dura prova da questi tagli e dai mancati trasferimenti statali. Far tornare i conti non è stato facile.

Non abbiamo ignorato queste criticità finanziarie così come non abbiamo ignorato la necessità di rispondere alle crescenti esigenze dei cittadini, soprattutto a quello delle famiglie.

Abbiamo assunto le nostre responsabilità. Abbiamo fatto la nostra parte.

Abbiamo scelto di mantenere tutti i servizi perché oggi sono più che mai necessari. Non potevamo ignorare le richieste di chi improvvisamente si è scoperto fragile.

In attesa di una svolta alle politiche finanziarie nazionali, con responsabilità abbiamo capito che chiudere servizi non avrebbe migliorato il nostro quadro finanziario, anzi avrebbe lasciato solo chi oggi deve fare i conti con la crisi economica. 

 

Abbiamo fatto la nostra scelta, difficile e impopolare, di agire sulla leva fiscale per trovare l’equilibrio di bilancio mantenendo intatto il nostro sistema di servizi. Una scelta obbligata, ne è prova il fatto che nessuna forza politica ha presentato emendamenti al bilancio indicando cosa sostituire o toglierle per abbassare così il nostro fabbisogno economico.

È facile anche capire che in futuro i bilanci dei Comuni non potranno assorbire un ulteriore taglio delle risorse statali senza mettere a rischio la loro tenuta amministrativa e nuove risorse dovranno essere garantite.

Com’è possibile in questa situazione per noi amministratori pubblici investire nelle nostre comunità per attuare i programmi di legislatura, far ripartire la crescita, confermare i servizi, promuovere l’innovazione, ottimizzare l’ente pubblico?

Questo popolo vive su un territorio con caratteristiche particolari a cui teniamo: è ricco di luce e di sole, è ampio, adatto alle nostre necessità e tuttavia in cambiamento: da agricolo si è trasformato in “metropolitano”, con strade di comunicazioni, industrie, uffici e con bisogni sempre crescenti.

Stiamo scoprendo, drammaticamente, di non dover ulteriormente consumare il suolo e che dobbiamo preoccuparci del verde, dell’acqua, del sottosuolo e di tutto ciò che è ambiente.

Aspirare ad un modello di città dove risulti piacevole vivere ed incontrarsi, dove si sviluppi un senso forte di appartenenza ad una comunità, dove vi sia una continua ricerca della qualità ambientale, dove la salvaguardia delle risorse ambientali risulti preminente e dove l’impiego di nuove fonti energetiche alternative e rinnovabili siano pratica comune, non significa rinunciare ai vantaggi della “modernità”, ma significa semplicemente impiegare al meglio la nostra intelligenza.

Significa comprendere che Gorgonzola, situata nel cuore della futura città metropolitana, può innescare un suo sistema virtuoso, in cui la tutela ambientale, lo sviluppo produttivo e la mobilità, possono coesistere e permetterci di immaginare ancora una Gorgonzola del futuro come il giusto posto in cui investire le nostre esistenze e far crescere la qualità della vita di ognuno di noi, e non meno di coloro che verranno.

E’ quindi necessario intervenire con azioni precise e mirate ma anche essere consapevoli che in questi anni di carenze finanziarie il patrimonio comunale, edifici, strade, marciapiedi, piazze, parchi e giardini è in forte deficit di manutenzione e questo può portare ad un suo degrado in breve tempo. Prima di preoccuparci di avviare nuove opere è necessario nei prossimi mesi mettere mano a una grande attività di manutenzione del patrimonio pubblico, consapevoli delle opportunità offerte dalle nuove tecnologie per scoprire che si può ammodernare il patrimonio, migliorare le città e i servizi risparmiando nella loro gestione e molti finanziamenti per questi lavori verranno trovati proprio nei risparmi ottenuti. 

 

Nel mese di maggio e giugno, nonostante un atteggiamento ostile verso la politica ritenuta responsabile del degrado del Paese, abbiamo ridato fiducia alle istituzioni democratiche, sia recandoci a votare per rinnovare la squadra di governo della città, sia con la disponibilità di un consistenze numero di cittadini di candidarsi come amministratori o consiglieri.

È stato per noi facile sentirci coinvolti perché il governo locale è sotto gli occhi di tutti e giudicato da chi lo utilizza. Il Comune e il sindaco vengono giudicati dai cittadini, come la scuola dagli studenti e dalle famiglie, l’autorità religiosa dai fedeli e le autorità sportive dai tifosi.

Abbiamo accettato con responsabilità questa competizione ben coscienti che i gravi problemi della politica nazionale rendono deboli valori come onestà, generosità, trasparenza, partecipazione, senso del servizio agli altri, valori che oggi non sono ritenuti più sufficienti per amministrare bene la città. Valori che non devono essere abbandonati, anzi, ma da soli non bastano più; occorre, con urgenza, trovare percorsi e modalità nuove. C’è necessità di un “riformismo cittadino” che ci faccia sentire maggiormente parte costitutiva ed espressione viva della città dove ciascuno valuta le proprie possibilità, riflette sul proprio contributo, mette insieme le proprie esperienze e le proprie convinzioni, le confronta per trovare insieme soluzioni.

Ascoltandovi comprendo che dobbiamo riprendere in mano i fili degli incontri, dei colloqui, dei dibattiti, dei confronti con chi abita la città e con le diverse forme di rappresentanza presenti nel nostro territorio per ragionare insieme sulle cose che si possono fare, senza pregiudizi e con la massima onestà.

Chi oggi costruisce la sua azione politica sulle speranze frustate, sul sospetto verso le istituzioni in tutte le sue forme, sull’anti-politico, semplificando quello che le persone pensano, che invoca una democrazia ridotta ad aspetti formali con leadership tecnocratiche e populiste senza fornire un chiaro progetto di città, difficilmente potrà costituire un antidoto alla crisi e potrà ridare speranza ai cittadini.

Non c'è mai stato un uomo solo al comando: così il capo della protezione civile Franco Gabrielli ha descritto con orgoglio il modo che ha permesso di raddrizzare la Concordia all'isola del Giglio.

Questa è un'immagine che vale anche per Gorgonzola.

Evitiamo di creare nella gente una disaffezione alla “res pubblica”, ma al contrario promuoviamo una vera cittadinanza attiva di tutti, dei giovani in particolare, favorendo la partecipazione responsabile dei vari soggetti sociali, per una interazione e cooperazione costruttiva al bene comune di tutta la città. Evitiamo di accrescere la disperazione dei cittadini riversando su di loro le nostre frustrazioni e cerchiamo di costruire atteggiamenti di speranza verificando insieme come dare risposte nuove ai bisogni sempre più urgenti che si manifestano. 

 

La città è un insieme di persone e non di cose e “la città non è proprietà di chi vi abita ma di chi l’abiterà”, diceva Giorgio La Pira, sindaco di Firenze negli anni 50 e 60.

Lo scopro ereditando questa città. La trovo disorientata davanti alle sfide impegnative che chiedono di conciliare istanze diverse e complesse, in difficoltà nel creare condizioni affinché ciascuno possa esprimere la sua originalità ed unicità, abituata a relazioni improntate sullo scontro anziché sul dialogo, prigioniera di antichi vizi di ricerca del consenso attraverso scelte populiste, abituata a incamerare risorse economiche mettendo sul mercato ampie porzioni del suo territorio.

Tutto questo ci impegna ad operare per l’oggi preoccupandoci nel contempo del futuro e delle nuove generazioni.

Guardo con fiducia ai giovani principali responsabili del cambiamento nelle società contemporanee. È in loro che si sedimentano le nuove tendenze destinate nel tempo, ad estendersi alla famiglia, alle generazioni adulte, alla società, all’Europa.

I giovani più di altri portano in se un forte sogno europeo, un sogno da non disperdere. L’Europa rappresenta una buona strada per andare oltre lo Stato e per rispondere ai problemi che lo Stato non risolve più.

Nei giorni trascorsi con i rappresentanti dei due comuni gemellati, Annweiler e Ambert, ho sperimentato come sia possibile anche attraverso queste forti relazioni rigenerare il volto delle nostre città migliorandole nelle relazioni, nella sostenibilità, nella cooperazione e nella prospettiva.

A questi nostri giovani che percorrono le strade dell’Europa e del mondo più di altri è affidato il futuro di Gorgonzola.

Questo tempo è anche caratterizzato da rapidissimi mutamenti che nell'arco di pochi decenni hanno rivoluzionato il mondo del lavoro e dell'economia. La crisi economica ha colpito anche la nostra zona e il nostro Comune. Negli ultimi anni si sono persi centinaia di posti di lavoro, quello che era un tessuto fortemente industrializzato si è trasformato in un territorio con ampie aree del lavoro dismesse e abbandonate a se stesse.

L’aspetto più preoccupante, oltre al fatto di avere impoverito economicamente centinaia di famiglie, è che la crisi ha lasciato ferite indelebili sulle persone.

Il lavoro dà dignità alle persone e rende le comunità più serene e più tolleranti.

Sono consapevole che spesso il Comune è disarmato di fronte al lavoro e al suo sviluppo nel territorio, ma oggi questo tema non può essere ignorato e deve essere messo nei primi posti dell’agenda cittadina. Non possiamo più aspettare. 

 

In questo cammino incontro diverse realtà che collaborano per la crescita di questa città, tutte indispensabili e a cui va il comune ringraziamento, tra tutte la scuola ha destato in me un particolare interesse.

La scuola è la sede non solo della formazione culturale ma dell’educare istruendo. È nella scuola che si pongono le premesse della cultura democratica indispensabile alla convivenza in una società sempre più plurale e multiculturale.

La scuola, in un contesto sociale in rapido mutamento e a cui contribuiscono culture ed etnie diverse, rappresenta uno dei protagonisti più importanti nella trasmissione di valori condivisi quali la convivenza democratica, il rispetto delle regole, la laicità.

La scuola oggi più di altri può essere il volano per realizzare quel processo educativo e culturale di integrazione. Non sarà facile in questo tempo di tagli sostenere questo suo ruolo e potenziarne progetti attraverso il piano dell’offerta formativa, ma le istituzioni scolastiche e la stessa Amministrazione devo essere coscienti di questo loro responsabilità.

Un cammino che attraversa la città cercando di reagire all’ineluttabile, allo scoraggiamento dell’impossibile, non rassegnandosi al degrado e che cerca invece di vedere la vita e la ricchezza di valori nei gesti, nelle cose e nelle persone.

Con coraggio che non si fonda sull’irresponsabilità ma necessario per affrontare le difficoltà e per contrastare e superare quelle paure che ci impediscono di modificare il nostro modo di operare e di esercitare un’azione amministrativa innovativa, dobbiamo insieme attraversare la città.

Le nostre responsabilità non ci possono rallentare, anzi ci chiedono di impegnarci ancora di più in un cammino che non finisce ai confini del paese, ma ci obbliga ad allargare lo sguardo agli altri comuni perché anche qui si può costruire una realtà più vivibile e più umana.

Con coraggio anche oggi attraverso la mia città, con coraggio cammino con il popolo che mi è stato consegnato e questo mio camminare riempie il cuore di progetti, di esigenze e bisogni fondamentali da affrontare: la casa, il lavoro, la solitudine, la povertà.

Ma camminare con voi dà fiducia: ci aiuteremo a capire e ad aiutarci reciprocamente.

Camminiamo e attraversiamo la città verso una comunità solidale e proiettata al futuro, fondata sulla condivisione di una visione positiva della persona e dell’esigenza di salvaguardarne la libertà e la dignità. 

 

Nessuna sfida è possibile senza coesione sociale, responsabilità, senso del dovere, senza farsi carico dei bisogni collettivi, senza rispettare le regole democraticamente stabilite. Possiamo affrontare cambiamenti solo ricostruendo la fiducia nel futuro e nel nostro prossimo.

Continuiamo a lavorare, per essere punti di riferimento per i cittadini, avviando processi innovativi perché non si tornerà al prima coscienti che le soluzioni utili per uscire dalla crisi e costruire un mondo possibile richiedono paradigmi nuovi in tutte le attività che svolgiamo, anche in politica.

Rivolgiamo in questi giorni lo sguardo verso una donna del passato, Caterina d’Alessandria, santa e patrona del Comune di Gorgonzola, protettrice della parte civile della città. Una donna capace di coniugare tensione profetica e realismo. Solo con una visione forte è possibile attraversare la città, ma il cammino deve essere intelligente e avere il senso dei fini ultimi. Continuiamo a ispirarci a questa Santa e prendiamo in mano la voglia di andare avanti e dimostriamo la possibilità di farlo.

Concludo con queste parole di Aun San Suu Kyi, premio Nobel per la pace pronunciate al termine del suo incontro con il Papa “Il Santo Padre mi ha detto una cosa sulla quale sono davvero d’accordo: le emozioni, le sensazioni come l’odio e la paura sminuiscono la vita delle persone e il valore degli esseri umani. Quindi noi dobbiamo rafforzare le emozioni più positive, l’amore e la comprensione, il desiderio di lavorare insieme per il nostro mondo”.

L’augurio che porgo è che questa indicazione possa diventare per noi stella polare per non smarrirci nel cammino attraverso la città.

 

Angelo Stucchi

Sindaco di Gorgonzola

 


 

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