Ricette per una Buona Scuola


Oltre 1 milione di accessi al sito labuonascuola.gov.it, più di 170.000 partecipanti online, 1600 dibattiti organizzati e segnalati in tutto il Paese, oltre 100.000 tra voti espressi, proposte e commenti.
Dopo una consultazione lunga due mesi sono questi primi i risultati della buona scuola, progetto del Governo Renzi per realizzare una riforma dal basso, favorendo il contributo e la partecipazione di  studenti, genitori, insegnanti, dirigenti e tutto il personale scolastico. Per realizzare con loro e con tutti gli esponenti della vita sociale e produttiva delle nostre città ad arricchire il dibattito pubblico sull’argomento.
 
Presto alla consultazione seguirà una fase decisionale e la Buona Scuola sarà realtà, soprattutto grazie a quanti avranno messo il loro tempo e il loro impegno per migliorare e giudicare il progetto in ogni sua parte. Grazie a questo dibattito il Piano de La Buona Scuola prenderà una forma diversa e si trasformerà rispetto al documento iniziale che è stato proposto dal Governo.

 

Nell’attesa può essere utile ritornare sui cardini del progetto. Il Governo riporta il sistema dell’istruzione italiana sul sentiero dell’autonomia scolastica, percorso tracciato ed iniziato nel 2000  dall’allora Ministro Berlinguer, anch’egli promotore di un’analoga consultazione.

All’orizzonte non vediamo alcun intervento sull’ordinamento e sulla durata dei cicli di studio (per quanto il Governo interroghi sé stesso e i cittadini anche questi argomenti); il fulcro appare piuttosto la volontà di far compiere alla scuola un salto in avanti o meglio nel presente, dotare il Paese “di un meccanismo permanente di innovazione, sviluppo, e qualità della democrazia”.

 

Volete sapere qualcosa di più? Scendiamo nei dettagli.

Il progetto coinvolge in maniera massiccia le assunzioni, le carriere e la formazione degli insegnanti prevedendo:

Un piano straordinario per assumere 150 mila docenti a settembre 2015 e chiudere le Gradua­torie ad Esaurimento.

40 mila giovani qualificati nella scuola fra il 2016 e il 2019. D’ora in avanti si diventerà docenti di ruolo solo per concorso, come previsto dalla Costituzio­ne. Mai più ‘liste d’attesa’ che durano decenni.

Garantire alle scuole, grazie al Piano di assunzio­ni, un team stabile di docenti per coprire cattedre vacanti, tempo pieno e supplenze, dando agli stu­denti la continuità didattica a cui hanno diritto.

Scatti, si cambia: ogni 3 anni 2 prof. su 3 avranno in busta paga 60 euro netti al mese in più grazie ad una carriera che premierà qualità del lavoro in classe, formazione e contributo al migliora­mento della scuola. Dal 2015 ogni scuola pubbli­cherà il proprio Rapporto di Autovalutazione e un progetto di miglioramento.

Formazione continua obbligatoria mettendo al centro i docenti che fanno innovazione attra­verso lo scambio fra pari.

 

Trasparenza, procedure e servizi scolastici a distanza di “clic”:

Online dal 2015 i dati di ogni scuola (budget, valutazione, progetti finanziati) e un registro nazionale dei docenti per aiutare i presidi a mi­gliorare la propria squadra e l’offerta formativa.

Coinvolgimento di presidi, docenti, ammini­strativi e studenti per individuare le 100 proce­dure burocratiche più gravose per la scuola. Per abolirle tutte.

Piani di co-investimento per portare a tutte le scuole la banda larga veloce e il wifi. Disegnare insieme i nuovi servizi digitali per la scuola, per aumentarne la trasparenza e diminuirne i costi.

 

Programmi aggiornati, risorse stabili ed un collegamento più stretto con le professioni:

Portare Musica e Sport nella scuola primaria e più Storia dell’Arte nelle secondarie, per scom­mettere sui punti di forza dell’Italia.

Rafforzamento del piano formativo per le lingue straniere, a partire dai 6 anni. Competenze di­gitali: coding e pensiero computazionale nella primaria e piano “Digital Makers” nella secon­daria. Diffusione dello studio dei principi dell’E­conomia in tutte le secondarie.

Alternanza Scuola-Lavoro obbligatoria negli ul­timi 3 anni degli istituti tecnici e professionali per almeno 200 ore l’anno, estensione dell’im­presa didattica, potenziamento delle esperien­ze di apprendistato sperimentale.

Stabilizzare il Fondo per il Miglioramento dell’Of­ferta Formativa (MOF), renderne trasparente l’utilizzo e legarlo agli obiettivi di miglioramen­to delle scuole. Attrarre risorse private (singoli cittadini, fondazioni, imprese), attraverso in­centivi fiscali e semplificazioni burocratiche.

 

 

Attorno a questi ingredienti abbiamo costruito la nostra consultazione, dapprima con una discussione all’interno del Circolo, quindi scrivendo alle scuole di Gorgonzola (QUI x info) invitandole a diffondere raccogliere la sfida di una riforma che nasce dal basso e che guarda alla scuola come fonte di sviluppo e soprattutto come soluzione ai tanti problemi che affliggono il nostro Paese (legalità, socialità, merito, …).

Lo stesso spirito ha mosso i Circoli del Partito Democratico lungo tutta la Martesana e all’interno della Città Metropolitana, portando parlamentari e consiglieri regionali a stretto contatto con i territori.

 

Poche righe per riassumere una storia lunga due mesi. Una storia capace di riportare le scuole e l’istruzione nel suo complesso al centro del dibattito pubblico e politico, senza l’intenzione di abbattere l’esistente, ma cercando di realizzare ciò che serve e ciò che serve per recuperare il tempo perso.

Poche e conclusive righe per “tornare a vivere l’istruzione e la formazione non come un capitolo di spesa della Pubblica Amministrazione, ma come un investimento di tutto il Paese su se stesso. Come la leva più efficace per tornare a crescere.”


 

PARTITO DEMOCRATICO

         Circolo ARTICOLO 3                                           

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